Testo dell'intervento del Card. Scola al Tirinnanzi

Visita Pastorale al decanato di Legnano, 24.02.’17

Incontro con l’Arcivescovo Scola al teatro Tirinnanzi

Saluto di don Fabio Viscardi

L’incontro con l’Arcivescovo non è punto di arrivo ma di partenza. Le nostre realtà parrocchiali sembrano essere troppo occupate nel custodire i vicini e poco impegnate per essere chiesa in uscita, chiesa missionaria. La visita pastorale diventi, per le nostre parrocchie, un’occasione per aprirci e guardare oltre le singole realtà parrocchiali.

L’intervento dell’Arcivescovo Card. Angelo Scola

  • Introduzione

Il Cardinale introduce spiegando cos’è la visita pastorale, qual è lo scopo.

Dal direttorio dei vescovi si possono recuperare le finalità.

La visita pastorale ha lo scopo di essere una espressione privilegiata della presenza dell'Arcivescovo che è chiamato a convocare, incoraggiare, consolare e guidare. Ecco il significato dei quattro verbi:

  • Convocare: chiamati insieme qui, in questo teatro per un incontro ecclesiale. I cristiani non fanno riunioni, ma assemblee abitate dallo Spirito Santo, assemblee che aiutano la crescita personale. Le assemblee sono la continuazione della Celebrazione Eucaristica.
  • Incoraggiare le persone in questo tempo di travaglio, di fatica del vivere
  • Consolare. Ognuno di noi ha bisogno di consolazione, di uno scambio quotidiano di amore. È lo scambio di amore tra noi che fa superare la solitudine, l’isolamento. E’ attraverso l’essere insieme, lo stare assieme che si superano i momenti di difficoltà.
  • Guidare ...

Alla conclusione della visita pastorale, ogni Comunità è chiamata ad individuare un passo esigito dalla vita della comunità stessa. Questa modalità di operare diventa una sana verifica: partire dal presente e andare avanti, senza guardare troppo al passato.

Stiamo vivendo una situazione delicata, già posta in evidenza dal papa Paolo VI nel 1932. Il Papa vedeva crescere in Milano una spaccatura; vedeva un fossato tra fede e vita; e questo avrebbe portato alla dimenticanza, all’oblio di Gesù.

Oggi quel “fossato” è ancora presente; per colmarlo, è necessario immedesimarsi in Cristo, nella Madonna, nei Santi. L’immedesimarsi in Lui, porta al superamento del fossato tra chiesa e vita quotidiana: tra Gesù e gli affetti, il lavoro, il dolore...occorre non disincarnare Gesù dalla quotidianità.

Scopo specifico della visita pastorale è dunque quello di ridurre il fossato.

I tempi della visita pastorale: (sono tre)

  • Assemblea, incontro con l’Arcivescovo
  • Conoscenza, analisi della situazione parrocchiale e decanale
  • Individuazione, attraverso la guida dei Vicari pastorali, del passo da fare perché esigito dalla vita stessa.

 

  • Ascolto e risposte alle singole domande

 

1^D. Nel corso dei 5 anni nella nostra Diocesi di Milano (Lei Arcivescovo) ha avuto modo di conoscere le nostre parrocchie, la struttura molto organizzata delle nostre realtà e il rischio del ripiegamento. Quali i punti di forza e di debolezza delle nostre parrocchie? In questa società liquida e nomade, quale forma deve avere la parrocchia?

(Simone, Comunità oltre stazione, S. Paolo)

 2^D.Abbiamo una percezione: ogni parrocchia ha la sua liturgia. Come rendere le celebrazioni luogo di incontro e di attrazione delle nuove generazioni? Come promuovere il legame tra liturgia e vita? Come raggiungere le famiglie nelle situazioni diverse e soprattutto come raggiungere i giovani? Perché è così faticosa la cura delle celebrazioni? Riconosciamo che ci sono due difficoltà: disaffezione, e tante sacrestie. Cosa fare?                                

(Giulia Marchi, Oltre Sempione)

 

Premessa dell’Arcivescovo prima di rispondere alle domande.

L’Arcivescovo è un uomo come tutti. Non ha ricette da consegnare; cerca soltanto di ascoltare e di dire ciò che gli interventi suggeriscono; il lavoro di ricerca dovrà poi continuare nelle singole parrocchie. Il Vescovo raccomanda un ascolto semplice e sereno perché l’incontro è un incontro familiare. E’ quindi sufficiente lasciarsi colpire da qualche aspetto della riflessione proposta.

Il metodo scelto, metodo assembleare, è un metodo positivo che lascia spazio all’ascolto della vita. Il desiderio è promuovere uno stile di vita da credenti. Vivere nella fede è vivere bene. E’ importante perciò lasciarsi fecondare da ciò che si ascolta in modo semplice.  Qui siamo in clima di dialogo che significa andare insieme verso la realtà totale.

1^R. Diocesi ambrosiana molto strutturata con rischio di ripiegamento su se stessa: quali i punti forza e i limiti della vita diocesana? Se si deve cambiare, quali forme cambiare per incontrare gli uomini e le donne di oggi, molti dei quali sono battezzati? Come incontrare chi ha perso la via di casa? Come incontrare le persone di oggi rimanendo fedeli alla propria missione?

Ecco la risposta: porre l’attenzione sulla sorgente del punto di forza. Se la sorgente diventa chiara, i limiti si vedono da soli.

Partire dai brani del Vangelo: es. Figliol prodigo…padre misericordioso…cosa vediamo?

La radice della Fede sta in un’esperienza che si fonda su un incontro. Il cristianesimo non è anzitutto una dottrina, una morale, ma anzitutto è l'incontro personale con Cristo nella chiesa, nella comunità cristiana. Papa Francesco parla della cultura dell’incontro.

Ecco allora il punto forza: poter parlare di una esperienza, di un incontro che ti tocca e ti cambia la vita. Es. innamoramento: se uno è colpito dalla persona dell’altro sesso, qualcosa di profondo cambia dentro di lei; infatti tutto ciò che fa diventa più appassionato. Tutto assume un valore di bellezza, di bontà, di verità: la vita cambia! Il punto fondamentale sta in questo incontro che cambia e lascia un segno nell’esistenza personale. Il punto fondamentale sta nell’esperienza di questo incontro che cambia il modo di pensare, di sentire e di agire. È quindi un cambiamento dell'io. Questo cambiamento, avviene dentro le relazioni e quindi non tocca solo l’io, ma anche gli altri “io” vicini a noi. Tale esperienza cambia anche gli altri, soprattutto se hanno fatto la stessa esperienza di fede. E’ vero: ci si accorge della persona innamorata...

La missione non è strategia per andare incontro ai lontani, ma comunicazione di chi noi abbiamo incontrato. L’esperienza è già in atto, ma occorre incarnare l’esperienza nell’oggi: l'incontro con Cristo permette poi di affrontare in modo diverso tutte le circostanze della vita: il lavoro, il dolore….

Ecco allora che le forme attraverso le quali Gesù si rende presente, dobbiamo adeguarle alla realtà che stiamo vivendo.

La forma deve cambiare: es. il tipo di convivenza negli oratori al sabato...non alla sera...; andare incontro a chi lavora tutto il giorno e alla sera è stanco; non troppi cambiamenti perché la vita già presenta cambiamenti radicali…Occorre vivere l’incontro con Gesù, sentirlo al centro della propria vita: questo si comunica senza dire parole. Le forme sono dettate dalla realtà e si devono cambiare; rimane però fondamentale la testimonianza, la via della bellezza, condizioni fondamentali per inventare nuove forme.

Questo è il punto forza e da qui si vedono i limiti da superare.

 

2^R. La liturgia: è la modalità con cui Gesù ha deciso di rimanere presente nella storia. Il Signore diede loro questo comando, non suggerimento, ma un comando: “Fate questo in memoria di me”. Gesù è in mezzo a noi, perché siamo riuniti nel suo nome; non saremmo qui, questa sera, se non fossimo in Lui. L’Eucarestia ha bisogno di una partecipazione più attiva dei fedeli perché è importante immedesimarsi nei tre momenti che costituiscono l’Eucarestia:

richiesta di perdono, ascolto della Parola, lasciarsi incorporare a Gesù che ci indica la strada del pieno compimento della nostra persona.  

La liturgia troverà il suo posto quando porteremo questi tre atteggiamenti dentro la vita quotidiana.

Il rischio di invenzioni, di stratagemmi per generare una partecipazione più attiva è un rischio pesante…occorre rispettare l’arte del celebrare che chiede alla persona di pentirsi, di ascoltare Gesù, di accoglierLo, di riconoscere che Lui crea in noi spazi di vita; Lui ci domanda di fare parte alla Sua persona.

La liturgia genera appartenenza. Non inventare cose in aggiunta: il gesto della S. Messa parla da solo. Celebrare l’Eucarestia è fondamentale per vivere l’esperienza cristiana e poter così immedesimarci nei tre momenti dell’Eucarestia: perdono, ascolto della Parola e lasciarsi incorporare a Gesù che indica la strada dell'appartenenza a lui, strada che porta al compimento della nostra persona. Portare questi tre atteggiamenti liturgici nella vita quotidiana è fondamentale.

Occorre ricordare che la liturgia è culmine e sorgente della vita. Siamo chiamati a rispettare l'arte del celebrare. E’ Gesù che chiede di prendere parte della sua persona

 

3^D. Catechesi e iniziazione cristiana: molto cammino è stato fatto nella Diocesi, eppure ci sono molte difficoltà nel proporre percorsi adatti alla formazione degli adulti: cosa ci propone?

 (Stefania, parrocchia di Rescaldina)

 

4^D. La famiglia: le nostre comunità si incontrano e si confrontano con situazioni familiari particolari, con vissuti molto diversi dalle indicazioni della chiesa: divorziati, separati, conviventi, omosessuali.

Quale stile deve assumere la parrocchia per non perdere l’identità, il fondamento e, contemporaneamente, per essere accogliente delle nuove forme di famiglia?

(Luca parrocchia di S. Magno)

 

3R. I due interventi vanno inseriti nel contesto del fondamento, della roccia, del punto di forza che le prime due domande hanno richiesto.

La catechesi presenta un difficile problema da affrontare, soprattutto la catechesi per i ragazzi dell’iniziazione cristina.  La nostra società “liquida” è una società frammentata, composta di tanti scomparti l’uno attaccato all’altro, ma senza il senso dell’unità. Questo dato di fatto si riproduce anche nella persona. Ella risulta frammentata perché la realtà è frammentata.

I ragazzi dell’iniziazione cristiana vivono anch’essi la frammentazione: scuola, sport, strumento musicale, il doposcuola, il momento del riposo…. I ragazzi devono attraversare una struttura sociale a scomparti stagni. Ciò rende problematica la loro vita, la vita di tutti. E’ difficile costruire l’unità della persona e quindi è faticoso crescere, maturare essendo frantumati anche a 65 anni. La conseguenza di questa situazione: è compromessa la maturazione della persona.

Ecco allora la domanda: Dove e come individuare il punto che unifica la mia persona? Tutte le circostanze, quelle favorevoli e quelle no, come possono generare il punto che unifica l’io e quindi abilitarlo ad affrontare tutta la realtà e permettergli di crescere?

Questo è il problema; per questo i genitori faticano. Da qui l’importanza di promuovere momenti di riflessione: es. è una benedizione invitare i genitori a chiedere di fare domanda dei sacramenti, ad iscrivere i loro figli all’oratorio estivo…

A noi deve stare a cuore la possibilità che il Signore ci dona di parlare al cuore dei ragazzi…molti papà si ricoinvolgono alla vita di fede attraverso il cammino dei figli.

Per l’iniziazione cristiana si è individuata una “formula”: la comunità educante. Fino a 50 a. fa, l’oratorio rappresentava fisicamente il luogo per creare l’unità. L’oratorio oggi è chiamato a cercare forme nuove.

Cosa possiamo fare? Tutte le figure stanno con i bambini: prete, religiosa, animatori, papà, mamma, nonno, nonna…insegnante, chi si occupa di arte.

Tutte queste persone devono sentirsi unite tra di loro; sentirsi una comunità vivente che ha il dono di generare un’esperienza unitaria per i ragazzi. Il dialogo tra educatori, senza fare riunioni, senza creare nuove strutture, promuove il confronto tra le persone: questo è il dono più importante; questo è il dono fondamentale.

Tale riflessione va bene per tutte le età.

Le scienze del profondo dicono che il modo di vivere le relazioni ha una forte incidenza nella formazione delle persone. E’ questione di rapporti interpersonali  che generano passione per la verità. La scuola che non fa questo non educa, passa soltanto delle informazioni.

Far fare al ragazzo l’esperienza che tutta la realtà che lo circonda è accogliente. Noi abbiamo demandato alle scienze umane alcuni compiti, ma nessuno può togliere a ciascuno la responsabilità del bene di tutti. Recuperare il tempo della bellezza, della scoperta dell’amore di Gesù per ogni persona. …molto dipende da me, da noi…

4R. La famiglia: c’è un rapporto molto stretto tra educazione e famiglia. La chiesa è per sua natura un soggetto educativo. Dio ci educa attraverso le circostanze che ci manda.

Siamo di fronte a grandi cambiamenti.

Prima osservazione: non è vero che oggi la famiglia è in crisi, in crisi è la coppia che poi farà la famiglia. E’ la modalità di relazione tra uomo e donna che è in crisi; non siamo più educati ad imparare ad amare. Sotto la parola amore, in una società liquida e frammentata, ci sta tutto e il contrario di tutto. Ciò che sta all’origine del rapporto tra uomo e donna non è più oggetto di riflessione, non si guarda più ai testimoni dell’amore. 

Amare per primo, senza pretendere nulla in cambio e amare in ogni istante come se fosse l’ultimo istante: questo è l’amore! Può nascere come fenomeno affettivo, come innamoramento, passione che la persona “subisce”, ma poi occorre mettere in moto la risposta: passare dall’amore affettivo a quello effettivo. L’altro resta altro da me, ed è amato non per il piacere, il godimento che produce per me. L’amore deve raggiungere l’altro come altro. Questo è importante: reimparare ad amare, a comprendere cos’è la bellezza dell’amore tra un uomo e una donna. Questo amore tende a generare, a moltiplicare perché l’amore è diffusivo di me; il vero amore cerca il “per sempre” che è il desiderio con cui uno ama.

Il per sempre è insito nell’amore: la persona non può non anelare al per sempre!

La scoperta dell’essere uomo o donna è apertura all’altro/a. Recuperare bene la radice del nostro essere uomo o donna; da qui la scelta di lasciare i propri genitori e diventare una cosa sola…riconoscendo che l’altro rimane l’altro… La famiglia deve tornare a poggiare su questi fondamenti. La famiglia è il soggetto che annuncia questo amore. Tutto ciò che Gesù ci ha proposto rivela la bellezza dell’umano: essere cristiani è un modo di essere uomini e di essere donne.

Mantenere i valori cristiani in modo dinamico, nel rispetto del desiderio profondo di amore insito in ogni persona. Proporre ciò è un modo per amare tutte le persone e tutte le situazioni. La famiglia, in quanto tale, valuti e agisca secondo il pensiero e i sentimenti di Cristo; cresca e poi costituisca gruppi…gruppi familiari. E’ affascinante pensare all’amore in questi termini. Es. il concetto di castità. Oggi la persona che parla di questi valori sembra essere retrograda, incapace.

Proporre questo stile di vita significa affrontare tutte le sfide che la famiglia oggi incontra.

I gruppi familiari è una delle forme nuove per poter parlare delle sfide di oggi.

E’ importante parlare anche della castità, dei valori che sembrano ormai superati. Occorre avere il coraggio di parlare dei valori.

 

5D. L’azione caritativa svolta in diocesi, anche nel vicariato di Legnano è molto ricca: ci sono numerose possibilità e opportunità. Però, a volte, non si riesce a comprendere come distinguerci da una semplice associazione governativa a carattere sociale, o da una onlus. Cosa significa accompagnare le persone seguendo il pensiero di Cristo.    Qual è il legame tra Vangelo e Carità?

( Giorgio parrocchia Card. Ferrari)

 

6D. Problema della cultura. Per me cultura è cantare, insegnare..,però a volte sembra che la cultura cristiana non impatti nella vita, sia staccata. In base alla sua esperienza: cosa è più incisivo per vivere e trasmettere una cultura cristiana?

                                                                                                                (Luciano parrocchia di S. Magno)

 

5R. Carità: per chi e perché condividiamo il bisogno degli altri e non accettiamo il criterio dell’esclusione? Qual è la ragione del perché condividiamo i problemi dei nostri fratelli senza escludere qualcuno? L’Arcivescovo dà la risposta citando una testimonianza.

Un giornalista ha intervistato M. Teresa di Calcutta e ha chiesto: “come fanno le sue ragazze, così giovani, molte delle quali belle, girare per una città infernale come Calcutta e chinarsi sui moribondi sdraiati per terra? Come fanno”? M. Teresa ha risposto: “Esse amano Gesù e trasformano in azione questo amore”. Qui il fossato tra fede e vita è superato. A questo siamo chiamati tutti noi cristiani. E’ tutto diverso se si affrontano le sfide della vita con l’amore di Cristo.

Paolo VI ha voluto la caritas non per il fare, ma per essere un ambito di educazione all’amore gratuito in Cristo per tutte le persone. E’ importante perciò l’educazione al gratuito nella vita quotidiana. E’ necessario trovare il tempo per tradurre nella vita ciò che si celebra nella Liturgia domenicale. Si tratta di porre gesti concreti di amore e di attenzione agli altri: es. andare a trovare  la vecchietta che non esce di casa; stare con i ragazzi diversamente abili…con lo spirito di M. Teresa. Le azioni di carità vanno poste con una certa regolarità come si fa con l’Eucarestia. Si tratta di “fare esercizio” e di apprendere uno stile di amore e di dono.

6R. S. Paolo dice: “vagliate ogni cosa e trattenete ciò che è buono”. Questo è il principio della cultura. Noi siamo interessati a tutto; desideriamo dialogare su tutto. Ecco alcune esperienze: dialoghi con Cacciari a Milano. Quali valori in questa società plurale? E’ stato costituito il Comitato scientifico; molti dei membri non sono persone credenti, ma cercano la verità. Sono persone impegnate in un confronto appassionato. Con loro si crea un clima familiare e tendenzialmente un procedere verso qualche unità. Questo è un segno del come vivere insieme in una società plurale. La cultura è uno sguardo su tutta la realtà: “tutto è vostro e voi siete di Cristo”.

La cultura non è un fatto di libri o di strumenti. La cultura è un fatto di esperienza. E’ un giudizio sui fatti e sulle cose. Es.: un uomo andando nell’orto a strappare le carote si trovò di fronte ad una carota molto grossa; volse lo sguardo verso l’altro come segno di gratitudine.

Es.: mia mamma ha letto il passo della donna peccatrice; ha fatto la “sua esegesi” partendo dalla figura del fratello che si era indignato…questa è cultura. 

Uscendo di chiesa, cosa facciamo? Rimaniamo seduti in poltrona per risolvere i problemi?

S. Massimo il confessore ha scritto: “pensare come Cristo ha pensato e pensare Cristo attraverso tutte le cose”. Pensare Cristo nell’affrontare le difficoltà economiche, pensare Cristo quando si incontra il povero uomo di strada che non ha più una casa; pensare Cristo quando un giovane studia la matematica….E’ importante leggere tutte le circostanze quotidiane e straordinarie della vita, siano esse favorevoli o sfavorevoli, in chiave evangelica; mettere in Cristo tutti i rapporti di comunione, anche i rapporti con chi è antipatico…pensare Cristo attraverso tutte le cose.

 

Vi auguro che il cammino della parte finale della visita pastorale sia di consolazione e di letizia, con un avvertimento: la fatica non è contraria alla felicità, fa parte della nostra umanità. E’ la malinconia triste contraria alla felicità.

 

Don Fabio saluta e ringrazia l’Arcivescovo: riprende la parola consolazione…(citata dall’Arcivescovo) che non ha un’accezione consolatoria, ma dice la capacità di superare la solitudine attraverso la comunione. C’è molta solitudine nella società e nella chiesa; abbiamo quindi bisogno di consolazione!

Abbiamo sentito vicino il nostro Vescovo e per questo lo ringraziamo.

 

Conclude l’Arcivescovo: stiamo uniti nella preghiera.

…Questa sera abbiamo sperimentato che il “faccia a faccia” è una modalità insuperabile. I mezzi tecnici vanno bene, ma non possono mai sostituire il valore dell’incontro. Il faccia a faccia, pur essendo esile nel tempo, è ricostituente prezioso nella vita.

 

Appunti non rivisti dai relatori